03 Agosto 2020

Articoli e ricerche scientifiche

Misurazione di Salmandra perspicillata durante studio per tesi UniFi
Nel corso degli anni l'Ecoistituto ha affrontato diverse sfide nell'ambito della ricerca sempre e comunque finalizzata alla conservazione del territorio e delle sue specifiche peculiarità ambientali. Dalla Drosera corsa fino alla Valle del Torrente Carfalo con la sua incredibile salamandrina...
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Relazione finale del tirocinio di Federico Chiti presso l'Ecoistituto delle Cerbaie. Anno 2014
Dott. Massimiliano Petrolo, Ecoistituto delle Cerbaie

Etologia di Salamandrina perspicillata nell'ANPIL Alta Valle del Torrente Carfalo presso Montaione (Firenze).

Il tirocinio dello studente Federico Chiti è stato inserito in un progetto di studio e valorizzazione ambientale iniziato oltre 10 anni fa nell'area della Valle del Torrente Carfalo presso Montaione (Fucecchio) dai soci dell'Ecoistituto.
Gli studi effettuati hanno individuato negli anni una serie di caratteristiche ambientali tali da elevare questa porzione di territorio ad Area Protetta di Interesse Locale.
Fra gli elementi ambientali di maggior pregio c'è appunto la presenza di Salamandrina perspicillata, specie messa a rischio, negli anni immediatamente precedente all'istituzione dell'ANPIL, da una serie di tagli sconsiderati proprio in corrispondenza delle aree di vita e deposizione di questo anfibio.

Obiettivi di questo stage sono stati in primis quello di far comprendere e applicare lo studio dell'Etologia in situ con tutte le innumerevoli variabili del caso, inoltre dare una prima valutazione sullo stato della popolazione di salamandrina dagli occhiali che insiste in questo territorio sia da un punto prettamente numerico che squisitamente etologico.

Il progetto di stage si è svolto nei mesi che vanno da Febbraio fino a Maggio, corrispondenti al periodo di riproduzione della Salamandrina.
Data la peculiare vita di questo anfibio il lavoro ha visto l'impegno di Federico in quasi tutti i giorni della settimana per tutto il periodo Febbraio-Maggio; l'attività di censire e studiare in situ la salamandrina dagli occhiali, cartografare le aree di studio e i transetti scelti, individuare e descrivere le caratteristiche dei siti e degli ambienti di vita di questo anfibio, è stata svolta, dopo un primo periodo di affiancamento, in maniera costante, autonoma e dettagliata.
Centinaia sono stati i dati raccolti in questi mesi, segno di una perseveranza non comune. I luoghi scelti infatti sono non semplici da raggiungere e hanno richiesto un notevole impegno fisico oltre che mentale.

Il lavoro su campo svolto ha permesso allo studente di affinare tutta una serie di competenze che permetteranno in futuro di utilizzare questi strumenti nello studio etologico di una vasta gamma di animali.
Il giudizio finale, alla luce dei dati riportati e delle capacità acquisite da Federico, è senza dubbio positivo.

Relazione finale del tirocinio di Serena Governali presso l'Ecoistituto delle Cerbaie. Anno 2014
Dott. Massimiliano Petrolo, Ecoistituto delle Cerbaie

Etologia di Salamandrina perspicillata nell'ANPIL Alta Valle del Torrente Carfalo presso Montaione (Firenze).

Il tirocinio svolto da Serena "Etologia di Salamandrina perspicillata nelle valli di Montaione, Firenze” si è concentrato nell'area della valle del Carfalo in corrispondenza dell'ANPIL Alta Valle del Torrente Carfalo.
Dal 2000 la zona è oggetto di studio e di progetti da parte della mia associazione in collaborazione con Comune di Montaione, Provincia di Firenze e Regione Toscana, che hanno portato da una parte alla creazione dell'ANPIL suddetta e dell'altra alla redazione di un piano di gestione di questa martoriata area.
L'attività è stata inserita quindi in un progetto di studio e valorizzazione ambientale che ha coinvolto nel corso degli anni professionisti, studenti e stagisti.

Gli studi effettuati hanno individuato una serie di caratteristiche ambientali tali da elevare questa porzione di territorio ad Area Protetta di Interesse Locale, ed è già pronta la documentazione per la richiesta a SIC.
Fra gli elementi ambientali di maggior pregio, oltre al fatto di essere il luogo dove insiste una delle faggete abissali più basse d'Italia, c'è appunto la presenza di Salamandrina perspicillata, specie messa a rischio, negli anni immediatamente precedente all'istituzione dell'ANPIL, da una serie di tagli sconsiderati proprio in corrispondenza delle aree di vita e deposizione di questo anfibio.

Obiettivi di questo stage sono stati in primis quello di far comprendere e applicare lo studio dell'Etologia in situ con tutte le innumerevoli variabili del caso, inoltre dare una prima valutazione sullo stato della popolazione di salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata) sia da un punto prettamente numerico che squisitamente etologico.

Il progetto di stage si è svolto nei mesi che vanno da Giugno a Novembre.
Data la peculiare vita di questo anfibio il lavoro ha visto l'impegno di Serena in quasi tutti i giorni della settimana per tutto il periodo; l'attività di censire e studiare in situ la salamandrina dagli occhiali, cartografare le aree di studio e i transetti scelti, individuare e descrivere le caratteristiche dei siti e degli ambienti di vita di questo anfibio, è stata svolta, dopo un primo periodo di affiancamento, in maniera costante, autonoma e dettagliata.
Centinaia sono stati i dati raccolti in questi mesi, segno di una perseveranza non comune. I luoghi scelti infatti sono non semplici da raggiungere e hanno richiesto un notevole impegno fisico oltre che mentale.


Come "Coerenza tra progetto formativo e attività svolta durante il tirocinio” la corrispondenza è perfetta in quanto Serena ha avuto modo lavorando in situ non solo di "Utilizzare le competenze acquisite all'università” ma anche di acquisirne di nuove riuscendo ad apprendere non solo le nozioni base sulla Salamandrina ma anche dell'ecosistema “Carfalo” .
Ovviamente dopo una prima indicazione sul metodo ed una serie di “controlli e accompagnamenti” in itinere la discente è stata “autonoma nell'organizzazione della propria attività”.

Per quanto concerne l'utilità dell'esperienza ai fini delle prospettive occupazionali penso che il lavoro fatto in campo, l'uso delle strumentazioni (GPS, Pc, etc..) è condicio sine qua non per un futuro etologo.

Il giudizio complessivo quindi non può,che essere positivo ed anzi, dato l'entusiasmo dimostrato, probabilmente ci saranno prosiegui in questa direzione al fine di approfondire ulteriormente i dati finora acquisiti.




Identificazione
La Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata (Lacépède, 1788) e (Salamandrina perspicillata Savi, 1821),), è l'unico genere endemico della vertebratofauna italiana, e si trova lungo la catena appenninica, prevalentemente sul versante tirrenico. Questo piccolo Urodelo, è una delle specie di Anfibi di interesse comunitario, indicatrice di ambienti con un buon grado di naturalità.

La salamandrina di Savi (Salamandrina perspicillata Savi, 1821), detta anche salamandrina dagli occhiali settentrionale, è un anfibio caudato della famiglia Salamandridae, molto simile alla Salamandrina terdigitata, dalla quale è stata separata nel 2005 in base a studi genetici) (cit. wikipedia).

È endemica dell'Italia a nord del fiume Volturno, ed è più frequente sul versante tirrenico. A nord è diffusa fino in Liguria. Frequenta principalmente zone montuose e collinari degli Appennini, solitamente tra i 200 m e i 900 m di altitudine.
L'habitat preferito: aree forestali con abbondante sottobosco. Si tratta di una specie igrofila che frequenta vallate fresche, collinari e pedemontane, solcate da ruscelli privi di ittiofauna predatrice.

Un carattere distintivo della specie è la presenza di 4 dita sulle zampe posteriori anziché 5 come gli altri Urodeli, ovvero Anfibi con la coda come le Salamandre ed i Tritoni.
Il dorso, di colore bruno-nerastro ha un'aspetto verrucoso con un'apparente costolatura sui fianchi ed una macchia bianco-crema a forma di "8" orizzontale posta sul capo tra gli occhi.
Proprio da questa macchia il nome comune di "Salamandrina dagli occhiali".
Il ventre presenta una colorazione contrastata: macchie nere e bianche con le parti inferiori delle zampe e della coda di un rosso rubino brillante.

Comportamento
E' attiva in condizioni di elevata umidità, ed escludendo il periodo riproduttivo, ha abitudini prevalentemente notturne o crepuscolari. Se disturbata solleva la coda e le zampe (Unkenreflex), mostrando il vivace colore rosso delle parti ventrali, per disorientare i predatori.
La Salamandrina è uno degli Anfibi meno legati all'ambiente acquatico nel quale si reca solo per deporvi le uova. Risulta che i maschi una volta metamorfosati non entrano mai più in acqua, alimentandosi ed accoppiandosi a terra. Rimangono comunque legati all'ambiente circostante i siti di deposizione, sia per una esigenza trofica, sia per un esigenza eto-ecologica, riassumibile con la fedeltà al sito riproduttivo e l'esigenza di un ambiente circostante comunque umido.

Alimentazione
Le larve si nutrono di invertebrati acquatici mentre gli adulti di quelli terrestri, quali Molluschi polmonati (lumache, limacce) e, soprattutto, Artropodi.

Habitat
La Salamandrina dagli occhiali frequenta ambienti forestali collinari e montani, più comune fra i 200 ed i 600 metri di quota, dove si rinviene nelle vicinanze di piccoli corsi d'acqua che fungono da siti di ovodeposizione, (torrenti dal fondo roccioso, come appunto si presenta il Carfalo), nascosta tra le rocce e la lettiera.
In bibliografia rinvenuta in toscana dai 65 m.s.l.m.. Durante lo svernamento e l'estivazione si trattiene per lo più sotto terra, in buchi anche di profondità superiori al metro, in caverne o dentro i muri a secco o sotto le radici degli alberi.

La Salamandrina dagli occhiali risulta essere presente in quantità considerevoli e ampiamente diffusa. Da definire la consistenza numerica esatta e la dinamica di questa popolazione, oltre alla localizzazione e la caratterizzazione dei punti di deposizione.

Nella valle del torrente Carfalo vive in sintopia con i seguenti Anfibi Rana appenninica (Rana italica), la Rana agile (Rana dalmatica), la Rana verde (Rana esculenta) ed il Rospo comune (Bufo bufo). E' stata verificata la presenza della Salamandrina dagli Occhiali anche nel Torrente Egola, e questo lascia aperta la strada allo studio di possibili interazioni fra le popolazioni d...
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Parlare di biodiversità di un territorio, ossia riferirsi al complesso di organismi viventi e di relazioni bioecologiche presenti, sembra quasi una dissertazione astratta o comunque limitata a ambiti di pensiero e azione che poco hanno a che fare con il concreto mondo delle cose quotidiane degli uomini.
E’ chiaro che una faggeta dell’Acquerino suscita emozione e un senso di elevata qualità ambientale (chissà quanti animali ci saranno…e quanti fiori sbocceranno a primavera…) mentre lo svincolo della superstrada Prato-Pistoia genera impressioni un po’ repellenti pensando agli sporadici uccellini presenti o a qualche rara farfalla bianca che incautamente finisce per gettarsi in preda ai vortici degli autoveicoli.
E’ chiaro però altresì che la biodiversità pare un concetto più limitato a Quark o a Gaia che riferibile concretamente alla realtà dei luoghi che si abitano e avente influenze più o meno positive sulla vita reale delle persone.
Un tempo nei fiumi c’erano tante anguille, ed esisteva perfino un bosco di ontani e farnie in cui c’erano addirittura le ghiandaie, dove sono finite le farfalle? E le rane che fino a venti anni fa musicavano le campagne intorno al paese?
Potrebbe, la biodiversità, essere assimilata a un aspetto di colore, folclorico, legato alla memoria di un tempo che non c’è più o che si ritrova solamente ancora sulle vette dell’Appennino o in qualche plaga sperduta del Montalbano.
Se poi a biodiversità si associa il termine qualità ambientale, l’astrattezza dei concetti aumenta ancora, essendo quest’ultimo legato spesso alla percezione immediata (buona o cattiva) che l’uomo ha di corpi recettori come l’aria o l’acqua.
Che la presenza di un certo numero di animali e piante in un ambiente sia un indicatore della qualità di quell’ambiente, non è cosa di semplice assimilazione anche se, pensandoci un po’, qualche affinità inizia ad affiorare. Se in un fiume ci sono tanti pesci che mangiano altri pesci che si nutrono di miriadi di larve cibantesi di alghe e piante, forse, vorrà dire che il fiume non è così sudicio o inquinato. Se in mezzo alla campagna ricomincio a vedere stuoli colorati di farfalle che sfiorano le siepi fiorite dove si nascondono gli uccelli che si nutrono di bacche o di insetti dannosi (per l’agricoltura ad es.) o di altri insetti che si cibano di altre larve d’insetti e si iniziano a vedere boschetti di farnie laddove c’erano campi abbandonati e i funghi riappaiono vicino al paese e i licheni gialli incrostano le cortecce dei frassini, forse, vorrà dire che la qualità dell’aria è buona e la terra intorno produce buoni frutti.
La diversità di organismi è legata principalmente alla diversità di ambienti (ecodiversità) a sua volta legata alla capacità di una certa porzione di territorio di far evolvere i propri ecosistemi verso stadi di elevata complessità in cui aumentano gli ambienti che quindi ospitano maggiori quantità di organismi.
Un territorio a elevata qualità ambientale è quindi un luogo in cui il tessuto del paesaggio volge verso la complessità che significa molti ambienti diversi e ambienti in cui si favorisce l’evoluzione naturale delle successioni biologiche (campi che sii trasformano in arbusteti che divengono nel tempo boschetti…). L’indagine naturalistica svolta nel territorio del Comune di Agliana si prefigge d’iniziare un percorso di conoscenza sulla biodiversità di un’area (come molte nella Piana) pesantemente compromessa dal punto di vista bioecologico, cercandone di cogliere gli aspetti positivi e le potenzialità presenti in funzione di programmi di gestione volti ad una riqualificazione progressiva di questo lembo di paesaggio.

L’indagine naturalistica svolta nel territorio del comune di Agliana da parte dell’Ecoistituto ha avuto il principale obiettivo di dare un inquadramento ecologico a questa specifica porzione di Piana.
Per inquadramento ecologico s’intende uno studio dello stato della cosiddetta funzionalità o potenzialità ecologica del territorio.
Il concetto espresso da questi due termini, fondamentalmente sovrapponibili, indica il grado di integrità ambientale di una certa area che, a sua volta, è collegato alla possibilità che ha quella determinata area di resistere alle sollecitazioni e agli stress che può subire nel tempo.
Un’altra definizione, più puntuale e tecnica di potenzialità ecologica, rimanda alla capacità di un determinato ambiente di ospitare il maggior numero possibile di popolazioni di esseri viventi (animali e piante) e di garantire la continuità delle specie nel tempo.
E’ pacifico, infatti, come l’integrità ambientale di un’area sia connessa alla stabilità strutturale dell’ecosistema presente e quindi alla possibilità che in quell’area si verifichino relazioni biologiche complesse collegate a una molteplicità di organismi viventi presenti.

L’inquadramento ecologico del territorio aglianese è servito poi a iniziare a indicare linee guida strategiche per la tutela e la valorizzazione degli ambienti presenti, all’interno di un percorso di programmazione volto alla progressiva ricostituzione di un tessuto ecologico territoriale in grado di migliorare le performance ambientali delle singole aree oltre che di valorizzare esteticamente la componente paesaggistica generale.

Il metodo seguito per raggiungere tali obiettivi si è articolato muovendosi, contemporaneamente e selettivamente, su tre diversi piani d’indagine:
il piano areale costituito dall’intera Piana Firenze-Prato-Pistoia;
il piano locale costituito dal territorio del Comune di Agliana;
il piano ecologico costituito dall’analisi puntale delle componenti bioecologiche delle singole aree di rilevamento.

S’intuisce come, passando dal primo al terzo piano, cambino progressivamente anche i metodi d’indagine e di percezione dell’ambiente, passando da un approccio essenzialmente di sintesi, com’è quello areale a uno dettagliatamente analitico com’è quello ecologico.

Nel primo piano si indagano le macrozone presenti, dando valutazioni ecologiche d’area e analizzando il paesaggio secondo criteri per lo più qualitativi, riferiti alle connessioni ambientali esistenti, alle barriere principali, all’ecomosaico complessivo.
Nel terzo piano si analizza invece, dal punto di vista quantitativo, lo stato numerico e tipologico delle componenti floristiche e faunistiche presenti nelle singole aree di rilevamento, arrivando a produrre elenchi di specie e valutazioni qualitative sulla presenza o meno di determinati taxa.

Il secondo piano è quello che interessa maggiormente per gli scopi del presente studio e prende forma dalla sintesi dei precedenti:
la ricognizione areale generale del territorio della piana, in cui si identificano le principali criticità e tipicità presenti, serve inizialmente per inquadrare ecologicamente l’area di Agliana, ipotizzando una prima suddivisione in zone, omogenee dal punto di vista delle componenti bioecologiche (zona urbana, vivai, aree umide…);
l’analisi quantitativa, effettuata per zone, delle componenti floristiche e faunistiche presenti, fornisce un quadro analitico della situazione esistente e conferma o ridefinisce l’iniziale ipotesi di suddivisione in zone che quindi vengono ora rielaborate anche secondo il criterio quantitativo.
I due criteri, qualitativo d’area e quantitativo di dettaglio, giungono pertanto a definire le zone che quindi vengono, come sarà più avanti specificato, distinte per classi di funzionalità ecologica, corrispondenti a diversi livelli di integrità ambientale.
Tali due criteri d’approccio all’indagine hanno condizionato anche il reperimento analitico dei dati floristici e faunistici, i cui risultati sono riportati nei capitoli seguenti, in quanto verranno indicati:
un elenco floristico, vegetazionale e faunistico generale, riferito all’intero Comune di Agliana, risultato della sintesi di tutte le indagini effettuate, sia in forma areale che per singole zone;
una quantificazione delle specie vegetali e animali specifica per zone, utile per l’attribuzione delle classi di funzionalità ecologica, risultato di campionamenti e indagini effettuate nelle singole aree.

Le aree individuate, e per le quali in seguito verranno descritti i dati quantitativi corrispondenti alle diverse classi, sono state computate in numero di 14 e sono:
Area ad Ovest del Ponte dei Gelli (Lago di Fiorello e zona limitrofa)
Area sud-est del comune di Agliana (cassa di espansione), fra Ponte de Bini e castello dei Mati
La zona a est del lago di Fiorello – cassa d’espansione e argini
Fascia a ovest del Torrente Calice
Area compresa fra Castello dei Mati a sud, Torrente Ombrone ad Ovest, la Ferruccia a Nord e la superstrada ad est
Area Pontalto
Parco Pertini
Zona a nord di Spedalino lungo argini oltre la ferrovia
Argini dei torrenti (Bure, Brana, Ombrone, Calice) e dei canali minori.
Zona Urbana di San Michele
Zona Urbana di San Piero, San Niccolò e Spedalino
Zona Urbana, loc. la Ferruccia
Zona a Vivai
Zone industriali
In sintesi, le varie fasi del lavoro si possono schematizzare in:
Inquadramento geografico dell’area di studio
Inquadramento ecologico areale
Censimento flora
Censimento fitocenosi e inquadramento vegetazionale
Censimento fauna (raccolta dati in bibliografia, osservazioni in campagna, interpolazione dati su atlanti e testi, interviste alla popolazione)
Analisi e valutazione degli ecosistemi rinvenuti in Agliana e assegnazione delle classi di funzionalità ecologica alle singole aree
Studio dei corridoi ecologici e ipotesi di valorizzazione ambientale
Cartografia dei risultati ottenuti

Per quanto riguarda l’analisi delle componenti bioecologiche (specie animali, vegetali, associazioni vegetali), il tempo a disposizione non ha permesso di essere esaustivi, in quanto un censimento completo della fauna e della flora avrebbe richiesto tempi di studio stimabili in 2-3 anni minimo di lavoro (2-3 stagioni riproduttive!). Comunque, nei mesi impiegati per le stime effettuate, sono stati rilevate forme di vita in quantità e qualità sufficienti per le analisi prefisse (come da tabelle capitoli successivi).
Una delle ...
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Analisi della scelta dei siti di deposizione in Salamandrina perspicillata (Amphibia: Salamandridae)
Analysis of reproductive site choice in Salamandrina perspicillata (Amphibia: Salamandridae)

Relatore: Giacomo Santini
Correlatore: Massimiliano Petrolo
Candidato: Serena Governali
Anno Accademico 2014/2015

ABSTRACT
L’A.N.P.I.L. “Alta Valle del Torrente Carfalo” è un territorio a spiccata naturalità. Le peculiari condizioni ambientali di questo luogo hanno contribuito al mantenimento di un’elevata biodiversità e alla presenza di un’importante specie endemica, la Salamandrina perspicillata. E’ un Urodelo appartenente alla famiglia Salamandridae e più specificatamente al genere Salamandrina. Si tratta di una specie particolarmente elusiva, prevalentemente notturna ma che si può facilmente incontrare anche in orario diurno durante la stagione riproduttiva, nel periodo tra marzo e aprile, a livello del torrente Carfalo. In tale periodo, le femmine di Salamandrina perspicillata confluiscono verso il torrente pronte per la deposizione delle uova.
Durante questo studio sono stati presi in esame quattro diversi tratti del torrente, comprendenti vari siti di deposizione. Questi sono stati suddivisi in singole ovature, nominati con un codice alfanumerico, descritti nel loro contesto vegetale, fotografati, e infine ne sono state segnalate le posizioni tramite GPS. Per ogni ovatura è stato conteggiato il numero di uova e il numero di salamandrine ritrovate. Queste ultime sono state altresì fotografate nel loro pattern ventrale ed è stata misurata la lunghezza muso- cloaca. Ogni foto è stata inserita in un database fotografico e, tramite l’utilizzo di I3S Pattern+®, è stato possibile riconoscere salamandrine catturate più volte. Ogni ovatura è stata classificata in base al tipo di fondale e al tipo di supporto. Per ogni tipo è stato valutato il numero di uova, di salamandrine, il rapporto tra il numero di uova e il numero di salamandrine e l’abbondanza di uova per ogni ovatura. Sono stati dunque identificati dei supporti e dei fondali che venivano scelti preferenzialmente dalle salamandrine. La possibilità di scelta è stata presa in esame considerando la lunghezza media delle
salamandrine, catturate a livello delle ovature giorno per giorno, ed è stato evidenziato un andamento decrescente della lunghezza rispetto al tempo. Ciò ha messo in risalto il fatto che le salamandrine di taglia maggiore giungevano alle ovature più precocemente di quelle di taglia inferiore. Infine è stata messa in rilievo la scelta temporale dei supporti e dei fondali esaminati. Ne è emerso che i primi supporti e i primi fondali sui quali venivano deposte le uova erano proprio quelli identificati come preferiti.
Ciò permette di valutare l’ipotesi che le salamandrine di taglia maggiore acquisiscano una priorità di scelta che si manifesta nella deposizione nei siti di riproduzione con caratteristiche preferite. Le salamandrine di dimensioni più modeste, invece, giungendo più tardivamente alle ovature, presumibilmente finiscono per riempire i siti di deposizione rimasti ancora liberi. Infine sono stati esaminati i tempi di schiusa in base ai tipi di fondali e supporti, ma le differenze riscontrate sono state reputate non significative.
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Fedeltà al sito di riproduzione in Salamandrina perspicillata (Savi, 1821), studio presso ANPIL “Alta Valle del Torrente Carfalo”, Comune di Montaione, Firenze
di Federico Chiti
UNIVERISTA’ DEGLI STUDI DI FIRENZE
Relatore: Prof. Giacomo Santini
Correlatore: Dott. Massimiliano Petrolo

Durante il periodo di riproduzione molti anfibi mostrano un comportamento di fedeltà al sito di riproduzione (Joly, 1989) compiendo tragitti anche molto lunghi come nel caso di Bufo bufo (Reading, 1991). Questo comportamento è stato riscontrato anche in Salamandrina perspicillata dove secondo Vanni (1980) e Della Rocca, Vignola e Bologna (2005), le femmine tendono ad arrivare all’acqua nella stessa area del ruscello anno dopo anno, e Angelini (2006) sostiene che gli adulti in ovodeposizione non si spostano lontano dai siti già visitati.
In questo studio sono state catturate e marcate 2279 Salamandrine dagli occhiali settentrionale tra il 2014 e il 2015 e sono state analizzati 1314 individui per i nostri scopi. Su 537 esemplari catturati nel secondo anno di campionamento 59 sono stati ritrovati in entrambi gli anni e 48 sono stati identificati come fedeli tramite il confronto di fotografie del pattern ventrale, elemento caratteristico con una spiccata unicità per ogni individuo.
Questo scarto è dovuto sia tassi di dinamiche di popolazione quali natalità, mortalità, immigrazione e emigrazione sia alla probabilità di ricattura dell’individuo, parametri non sono stati calcolati durante questo studio poiché focalizzato sulla sottopopolazione degli individui ricatturati.
Si sono riscontrate delle divergenze sui tassi di ricattura per ognuno dei tratti analizzati e si è riscontrato che il tratto 3 si differenzia in modo evidente sul numero di ritrovamenti ed ancor più marcatamente sul tasso di fedeltà di questo tratto. Nonostante questa discordanza i test mostrano un elevata significatività sul tasso di fedeltà degli individui ritrovati: con ciò si può affermare che quegli individui che sono sopravvissuti e rimasti all’interno dell’ANPIL “Alta Valle del Torrente Carfalo” hanno la tendenza di tornare nello stesso sito di deposizione durante il periodo di riproduzione mostrando un evidente comportamento di fedeltà al luogo dove sono state deposte le uova l’anno precedente. Questa abitudinarietà non si riscontra solo a livello spaziale ma anche a livello temporale. I test risultano significativi anche sui periodi di entrata in acqua che permangono simili nei due anni di analisi. Queste evidenze empiriche sono in accordo con studi passati (Angelini ,2006; Angelini , 2008).
Un appunto va a quel piccolo numero di individui che sono stati ritrovati e non sono fedeli al sito di deposizione. È stata riscontrata la tendenza di ritrovare gli individui infedeli più a valle
rispetto l’anno precedente. La maggior parte dei casi mostrano che gli infedeli al sito di deposizione mostrano fedeltà al tratto. Si può supporre che tali individui possano essere stati trascinati via dall’acqua in quei giorni dove ,una situazione meteorologica temporalesca aumenta notevolmente la portata e la velocità dell’acqua. Ulteriori analisi potrebbero dimostrare questa tipologia di eventi.
Solo 1 caso su 11 individui ha mostrato un comportamento anomalo, cioè è il ritrovamento avvenuto nel 2015 è stato più a monte.
Tornando al discorso sulle differenze dei ritrovamenti, si è supposto che vi potesse essere delle variabili di origine ambientale che influenzassero l’entrata in acqua e di conseguenza la fedeltà al sito di ovodeposizione. Durante il campionamento sono state rilevati non molti dati riguardo a queste caratteristiche ma si è riusciti comunque a eseguire dei test e individuare delle differenze.
Variabili come la tipologia di vegetazione nei dintorni del sito, che ricordiamo essere la caratteristica faggeta abissale relitta, aree ricche di carici, fino ad arrivare alla situazione più compromettente data dai rovi, aree alterate per l’effetto di tagli boschivi passati, e fattori chimico-fisici sono i principali elementi che differenziano i quattro tratti analizzati.
Con una PCA e successivamente con una DA (tenendo conto che queste analisi statistiche sono tipicamente usate quando si rilevano molte di variabili, mentre nel nostro caso abbiamo considerato solo sei caratteri ambientali) si è riusciti ad individuare quelle componenti e quindi variabili che sono in grado di discriminare i vari tratti (vegetazione e temperatura dell'acqua).Ogni tratto presenta delle peculiarità a se stanti dal punto di vista ambientale, quindi non è possibile associare la diversità ambientale con la diversità del numero di ritrovamenti. Tra l’altro si evidenzia una leggera somiglianza per alcuni caratteri il tratto 2, che è l’area di studio dove si è riscontrato maggior numero di ritrovamenti, con il tratto 3, che è la zona boschiva dove sono avvenute meno ricatture. Ulteriore osservazione utile a spiegare esaustivamente bene questo fenomeno è la possibile esistenza di una variabile nascosta non presa in considerazione in questo studio o addirittura ancora non scoperta e riconosciuta da altri studi etologici, che possa effettivamente influenzare il comportamento della Salamandrina di Savi congiuntamente al territorio e che quindi potrebbe risultare fondamentale per la discriminazione tra habitat in possibili studi futuri.
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I dati personali oggetto di trattamento sono custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l´adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

NATURA DEL CONFERIMENTO E CONSEGUENZE DI UN EVENTUALE RIFIUTO DI RISPONDERE
Il conferimento dei Suoi dati (limitatamente ai dati richiesti come obbligatori) è obbligatorio poiché, in mancanza, potrebbe risultare pregiudicata la possibilità di recapitaLe una risposta. Gli ulteriori dati (i dati opzionali) sono facoltativi ed il loro mancato conferimento non inficia la possibilità di ottenere risposta da parte nostra.

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Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 - Codice in materia di protezione dei dati personali
(http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1042761 ). Questo riportato è l´indirizzo controllato in data 28/11/2008 se successivamente variato, non è di nostra competenza, ti consigliamo di cercare sul sito del Garante della Privacy e/o sul sito della Guardia di Finanza.

Titolare del trattamento di dati personali è Massimiliano Petrolo, titolare dell´Ecoistituto delle Cerbaie, m.petrolo@ecocerbaie.it, cell. 340 3460859.

INFORMATIVA PRIVACY PER ATTIVITA’ ECOISTITUTO DELLE CERBAIE

L’ECOISTITUTO delle CERBAIE SNC con sede legale in Via Madonna dei Bimbi, 28 - CAP 56024 - San Miniato (Pisa) P.I. 01982860502 C.F 01982860502 (in seguito, “Titolare”), in qualità di titolare del trattamento, La informa ai sensi dell’art. 13 D.Lgs. 30.6.2003 n. 196 (in seguito, “Codice Privacy”) e dell’art. 13 Regolamento UE n. 2016/679 (in seguito, “GDPR”) che i Suoi dati saranno trattati con le modalità e per le finalità seguenti:
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10. TITOLARE DEL TRATTAMENTO
Titolare del trattamento è lECOISTITUTO delle CERBAIE SNC con sede legale in Via Madonna dei Bimbi, 28 - CAP 56024 - San Miniato (Pisa) P.I. 01982860502 C.F 01982860502. Responsabili del trattamento sono Massimiliano Petrolo e Andrea Bernardini, in quanto titolari dell’Ecoistituto.


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